Dell'Utri ha rilasciato un'intervista al Corriere in cui ha amabilmente trattato alcuni argomenti di attualità e di storia. Riporto le citazioni seguenti.
La prima riguarda un agomento che è sempre stato di grande interesse per la destra italiana, una di quelle battaglie che fin dalla nascita di Forza Italia sono sempre state al cuore del pensiero politico di Berlusconi e co.: si tratta dello sterminio degli omosessuali durante la seconda guerra mondiale.
OMOSESSUALI - «Il tema degli omosessuali è sempre stato ritenuto una sorta di pruderie, come si direbbe in Francia, ed è tuttora grave il silenzio su questa pagina nera della storia. È stato sbagliato non tirarlo fuori, quando invece bisogna guardare con chiarezza ad argomenti così importanti».
PENTITI - «Posso dire di conoscere quasi tutti i pentiti di mafia, ma oggi faccio fatica a individuarne uno sano, anche se ce ne saranno» ha aggiunto Dell'Utri. «Non bisogna però scordare - aggiunge il senatore di Forza Italia - quelli che vengono tirati fuori per essere incisivi durante un processo importante, per poi essere dimenticati dallo Stato quando non servono più, a rischio della propria vita».
«MANGANO E' UN EROE» - «Il fattore Vittorio Mangano, condannato in primo grado all`ergastolo, è morto per causa mia. Mangano - ha poi aggiunto Dell'Utri - era ammalato di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e il presidente Berlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. E` un eroe, a modo suo».
Avete presente chi era Mangano? Era lo stalliere di Berlusconi, condannato per mafia;inoratica era accusato di essere l'anello di congiunzion tra Dell'Utri e alcuni esponenti di Cosa Nostra; mise anche una bomba in una delle ville del suo capo per convincrlo non mi ricordo a fare cosa.
Chiudo con una perla su calciopoli:
MOGGI - «Moggi è una persona simpaticissima e sono convinto che le presunte manovre che gli vengono attribuite non siano vere. Le accuse sono nate dal suo grande successo. Moggi aveva organizzato bene le cose e così sarebbe stato ancora per molti altri anni. Il successo non è risparmiato nè perdonato a nessuno, neanche a Moggi».
mercoledì 9 aprile 2008
domenica 6 aprile 2008
LA BUONA FEDE DI CHI CREDE IL VERO
Allora: leggete questo bell'articolo di Loiodice su Carmilla e poi tornate qua.
http://www.carmillaonline.com/archives/2008/04/002599.html
Quello che intende dire è qualcosa di abbastanza simile a quello che ho provato a dimostrare scientificamente anche io, sputacchiando e urlando a destra e a manca nei post precedenti; in altre parole, il fatto che la fede di Ferrara, come quella di molti altri, è sotanto un modo per ottenere condiscendenza da parte dei poteri, in questo caso, le gerarchie cattoliche. Ma il suo caso è secondo me ben più pericoloso.
Per sua stessa ammissione, pare che Ferrara sia un ateo devoto, cioè una persona che non crede in Dio ma che è ugualmente disposta, ne è anzi felice, a riconoscere un qualche primato alla chiesa cattolica. In questo caso, quello dell'aborto, si tratta di riconoscere alla chiesa un primato etico sulla società. Come dire, a me non interessa dio come essere supremo, come entità trascendente o quant'altro, ma solo come fonte di una morale, cioè come fonte delle regole funzionali al mantenimento ed alla gestione di un ordine sociale. Come dire, mento sapendo di mentire.
Ateo devoto significa quindi che anche se non credo che dio ci sia, sono comunque disponibile a comportarmi come se ci fosse. E questo perchè credo che siano tempi malati, "scristianizzati", ecc...
Di nuovo, si aderisce ad un sistema di regole per avere dei vantaggi, certo: Ferrara è stato comunista, craxiano, berlusconiano, ora clericale, e chissà cosa ci riserva il futuro..., ma non è detto che i vantaggi del credere siano immediati, siano soldi, siano potere.
Infatti, a parte l'opportunismo che è comunque una cifra di quest'epoca -leggere per credere lo scandalo dell'Università di Bari, mi sembra, sulla compravendita degli esami, per l'appunto, di economia- non è detto che si sia sempre in mala fede. Infatti, si può aderire ad una fede anche perchè si ritiene o si sente che ciò che quella fede sostiene sia vero. Cioè farlo in buona fede. Salvo poi credere che da questa verità dovrebbero derivare tutte le altre conseguenze: comportamenti, leggi, ecc...
Ci sono due aspetti diversi, quindi: le verità e le loro conseguenze.
In effetti, il problema dell'aborto, non è tanto, secondo me, un questione di definire cosa è vita o cosa non lo è; e neanche di dimostrarlo su basi scientifiche, oppure di esserne convinti per atto di fede.
Il problema è che se io accetto "Quella" definizione di vita, tolgo automaticamente alle donne la possibilità di scegliere, e le lascio, una volta incinta, in balia dei poteri e delle forze che le circondano; nove su dieci, trattasi di poteri maschili, sotto forma di famiglie di provenienza, oppure di famiglie ancora da costruire. Il trucco sta nel rendere le donne dipendenti, e così facendo, costringerle ad appoggiarsi su qualcuno o qualcosa che le aiuti. Se non è lo Stato, è la famiglia, e questo, di nuovo va a vantaggio di un potere costituito. Nel migliore dei mondi possibili, si potrebbe anche dire che le donne possono benissimo cavarsela da sole. Però non è così, e il diritto all'aborto è una brutta parola che rappresenta l'antidoto pragmatico ad uno stato di cose che è malato alla radice. Se le donne avessero concreta libertà e potere di fare da sole, potrebbero anche non avere bisogno di questo diritto.
Buonafede o malafede, atei devoti o cristiani devoti, fascisti covinti oppure solo per tirare a campare, si tratta sempre della stessa cosa. Appoggiare un ordine sociale, appoggiare dei poteri, in nome di una verità, oppure di un calcolo, fa differenza soggettivamente, magari, ma all'esterno l'effetto è identico.
L'unico antidoto a questo dilemma tra buonafde e malafede sarebbe riprendere un 'eredità del '68, cioè un occhio attento a ciò che accade intorno, la sensibilità per le conseguenze politiche di ciò che succede. La coscienza politica. Di tutte le cose perdute, questa mi sa che sarà quella che più delle altre dovremo rimpiangere. La gente mi sembra infatti che non ce l'abbia, perché vedo che i ragionamenti vanno sul livello della verità, del "Voi allora cosa credete? Spiegatecelo a Noi! E poi si letica...".
http://www.carmillaonline.com/archives/2008/04/002599.html
Quello che intende dire è qualcosa di abbastanza simile a quello che ho provato a dimostrare scientificamente anche io, sputacchiando e urlando a destra e a manca nei post precedenti; in altre parole, il fatto che la fede di Ferrara, come quella di molti altri, è sotanto un modo per ottenere condiscendenza da parte dei poteri, in questo caso, le gerarchie cattoliche. Ma il suo caso è secondo me ben più pericoloso.
Per sua stessa ammissione, pare che Ferrara sia un ateo devoto, cioè una persona che non crede in Dio ma che è ugualmente disposta, ne è anzi felice, a riconoscere un qualche primato alla chiesa cattolica. In questo caso, quello dell'aborto, si tratta di riconoscere alla chiesa un primato etico sulla società. Come dire, a me non interessa dio come essere supremo, come entità trascendente o quant'altro, ma solo come fonte di una morale, cioè come fonte delle regole funzionali al mantenimento ed alla gestione di un ordine sociale. Come dire, mento sapendo di mentire.
Ateo devoto significa quindi che anche se non credo che dio ci sia, sono comunque disponibile a comportarmi come se ci fosse. E questo perchè credo che siano tempi malati, "scristianizzati", ecc...
Di nuovo, si aderisce ad un sistema di regole per avere dei vantaggi, certo: Ferrara è stato comunista, craxiano, berlusconiano, ora clericale, e chissà cosa ci riserva il futuro..., ma non è detto che i vantaggi del credere siano immediati, siano soldi, siano potere.
Infatti, a parte l'opportunismo che è comunque una cifra di quest'epoca -leggere per credere lo scandalo dell'Università di Bari, mi sembra, sulla compravendita degli esami, per l'appunto, di economia- non è detto che si sia sempre in mala fede. Infatti, si può aderire ad una fede anche perchè si ritiene o si sente che ciò che quella fede sostiene sia vero. Cioè farlo in buona fede. Salvo poi credere che da questa verità dovrebbero derivare tutte le altre conseguenze: comportamenti, leggi, ecc...
Se andate su youtube, è pieno di filmati sull'aborto sotto ai quali utenti di ogni tipo, vi spiegano quante cellule ci vogliono per fare una vita. Scientificamente. Eppure, a loro sfugge il punto. E il punto è che queste concezioni qua, qualunque esse siano, se diventano legge, vanno ad appoggiare un ordine sociale e dei poteri precisi, che regolano la vita scegliendo sul corpo e nel corpo delle donne.
Ci sono due aspetti diversi, quindi: le verità e le loro conseguenze.
In effetti, il problema dell'aborto, non è tanto, secondo me, un questione di definire cosa è vita o cosa non lo è; e neanche di dimostrarlo su basi scientifiche, oppure di esserne convinti per atto di fede.
Il problema è che se io accetto "Quella" definizione di vita, tolgo automaticamente alle donne la possibilità di scegliere, e le lascio, una volta incinta, in balia dei poteri e delle forze che le circondano; nove su dieci, trattasi di poteri maschili, sotto forma di famiglie di provenienza, oppure di famiglie ancora da costruire. Il trucco sta nel rendere le donne dipendenti, e così facendo, costringerle ad appoggiarsi su qualcuno o qualcosa che le aiuti. Se non è lo Stato, è la famiglia, e questo, di nuovo va a vantaggio di un potere costituito. Nel migliore dei mondi possibili, si potrebbe anche dire che le donne possono benissimo cavarsela da sole. Però non è così, e il diritto all'aborto è una brutta parola che rappresenta l'antidoto pragmatico ad uno stato di cose che è malato alla radice. Se le donne avessero concreta libertà e potere di fare da sole, potrebbero anche non avere bisogno di questo diritto.
Buonafede o malafede, atei devoti o cristiani devoti, fascisti covinti oppure solo per tirare a campare, si tratta sempre della stessa cosa. Appoggiare un ordine sociale, appoggiare dei poteri, in nome di una verità, oppure di un calcolo, fa differenza soggettivamente, magari, ma all'esterno l'effetto è identico.
L'unico antidoto a questo dilemma tra buonafde e malafede sarebbe riprendere un 'eredità del '68, cioè un occhio attento a ciò che accade intorno, la sensibilità per le conseguenze politiche di ciò che succede. La coscienza politica. Di tutte le cose perdute, questa mi sa che sarà quella che più delle altre dovremo rimpiangere. La gente mi sembra infatti che non ce l'abbia, perché vedo che i ragionamenti vanno sul livello della verità, del "Voi allora cosa credete? Spiegatecelo a Noi! E poi si letica...".
Le opinioni servono a fare barricate, ed anche questa è malafede. Oppure, si difende la bandiera dela libertà d'opinione: "Io credo quel che mi pare, se secondo me è così che male c'è. Ho tutto il diritto."
Si, infatti; poi però quando si rompe tutto, i cocci li raccolgono sempre gli altri.
sabato 5 aprile 2008
CITAZIONE DEL GIORNO
"Penso che Obama è (sic) un maghetto esorcista africano, indegno di fare il presidente degli Stati Uniti, quando dice che non è giusto “punire con un bimbo” una ragazza incorsa nell’incidente dell’amore."
Giuliano Ferrara, in evidente stato di gravidanza isterica.
Giuliano Ferrara, in evidente stato di gravidanza isterica.
venerdì 4 aprile 2008

Con loro, cioè i Pixies, mi è successa una cosa strana. Non ho mai dato loro grande considerazione (bravo, direte voi; infatti...) fino a un annetto fa, quando ho scoperto Surfer Rosa and Come on Pilgrim. Mi sono allora reso conto che una traccia di loro c'era in tanta musica che già conoscevo e che avevo apprezzato a suo tempo. Suonavano quello che avrei voluto ascoltare e suonare io in persona un pò di tempo fa, ma senza saperlo. Purtroppo quel tempo, almeno in parte è finito. Eppure capisco solo ora che qull'attitudine ironica, scansonata, cattiva e nichilista mi rappresenta e soprattutto mi avrebbe rappresentato come poche cose mi hanno rappresentato, quando ero guaglione. Forse mi avrebbe cambiato in qualche modo che non so dire. Forse no. Non lo saprò mai. Però, se devo scegliere i miei eroi musicali a posteriori, con un atto di revisionismo falso e ipocrita, scelgo Black Francis e co. Per me sono veri perché dicono cose che vedo, che sento e che forse capisco. Comunque, credo a loro come da adoloscenti si crede ai musicisti, da più grandicelli ai libri ed ai politici, e da vecchi non lo so ancora.
martedì 1 aprile 2008
LA CIVILTA' DELL'INDIFFERENZA: SOCCOMBERE ALLA BUROCRAZIA
Voglio raccontare brevemente cosa è accaduto a me e ad ale al momento in cui abbiamo richiesto un finanziamento qua a Parigi. Prima però devo premettere che i francesi sono notoriamente nazionalisti, è vero, ma una parte del loro nazionalismo significa che mantengono uno stato sociale la cui efficenza, inItalia, è uguagliata praticamente solo dalla Camorra e forse dal portavoce di Berlusconi nello smentire le puttanate del suo capo. Sono metodici, puntigliosi, ma in genere anche efficaci. Solo che la loro Repubblica è fondata sulla carta, sulla burocrazia. E la burocrazia, come si sa, è più stupida di un computer.
Allora, dovete sapere che la Francia offre la possibilità a tutti, giovani, coppie, lavoratori, studenti, probabilmente anche ai cani purchè in possesso di un adeguato foglio che ne certifichi la canezza, di ricevere una somma di denaro calcolata in base alla propria situazione fiscale ed all'affitto che si deve pagare; l'agenzia si chiama C.A.F., e viene fuori che ci corrisponderebbe una sommetta niente male, circa trecento euri mensili da condividere in nome dell'amore e dell'opportunismo che ci legano ormai da anni.
Dunque, ci rechiamo all'ufficio e consegnamo l'equivalente in fotocopie della Bibbia, più fototessere in ottupla copia, calco dentale nostro e delle ultime tre generazioni di nostri antenati per via paterna, più un francobollo, come richiesto dalle regole. Niente mazzette, perchè qua sono legalisti. Cosegnamo il tutto e ce ne andiamo in attesa della risposta.
Circa tre settimane dopo, la cassetta della posta sputa fuori una lettera, Mioddìo è la caf!. No. E' la lettera che contiene il codice di accesso al nostro account internet della Caf, per cui andiamo a vedere e...
"Il pagamento risulta sospeso. Per ulteriori informazioni contattate ecc ecc..."
Sospeso? Ma non è mai iniziato!
Bene, il giorno dopo, passata una notte insonne per motivi digestivi, torniamo all'ufficio della caf, in cui un meraviglioso esemplare di arpia ci spiega che il pagamento è sospeso poiché sono cambiate le leggi esattamente il giorno prima che consegnassimo il modulo e che occorre certificare due cose: la prima, un reddito o comunque delle entrate sicure (il furto non è considerato tale); la seconda, una copertura sanitaria. Lo Stato francese, in altre parole, non vuole aiutare gente che stia lì alla cazzo di cane, ma soltanto persone che abbiano qualcuno che fornisce loro ciò di cui hanno bisogno.
Liberté, Egalitè, Tiè.
Problema:
"Ma noi siamo cittadini europei e siamo in erasmus, abbiamo i certificati che attestano che abbiamo soldi e copertura sanitaria!"
No, niente da fare: serve la carta di soggiorno, ci dice la strega, sparendo per la pausa in una nuvola di fumo e lasciando dietro di sé solo l'eco di una risata spettrale.
Andiamo alla prefettura di Polizia per la carta di soggiorno.
Ci sono al'incirca 100/150 persone in fila fuori dalla prefettura, tra cui donne incinte, musicisti falliti ed alcoolizzati, barboni ecc... Il tempo sta mettendo a neve. Alzo gli occhi al cielo verso il Grande Traditore, che mi sorride e mi chiede se per caso ho qualcosa da reclamare:
"No no, tutto a posto amico" rispondo ("con te si parla dopo brutto bas..." )
"Come?"
"No no niente. Che freddo"
Dopo una mezz'ora e grazie ai suicidi di alcuni disperati davanti a noi riusciamo ad arrivare al banco della prefettura di Polizia. Un'anziana impiegata, stavolta paffuta e gentile e con le gote rosa da Nonnina, ci spiega, sfornando un teglione di biscotti all'anice, che noi studenti dobbiamo andare altrove a fare la carta di soggioro e precisamente dall'altra parte della città, vicino all'ufficio della Caf.
Ale è una maschera di cera, io più di merda, direi.
Saliamo sulla metro: tutt'e due guardiamo fuori dal finestrino e disegnamo con le punte delle dita dei piccoli segni di tristezza sulla condensa dei vetri, mentre le gallerie scorrono, per l'ennesima volta. Finirà davvero?
Arriviamo all'ufficio che rilascia le carte di soggiorno per gli studenti, accolti da una fila più breve ma più ostica della precedente. In coda soltanto studenti cinesi, coreani, arabi e qualche sudamericano. Come è normale, dopo alcuni minuti iniziamo a chiederci perché siamo là: è evidente che siamo nel posto sbagliato perché ci guardano tutti strano. Siamo visibilmente gli unici europei.
Accanto a me c'è un impiegato nero, enorme, che aiuta un ragazzo coreano, credo, a riempire un modulo: l'impiegato parla solo francese, il coreano solo un pò di inglese e, appunto, coreano. Si guardano l'un con l'altro masticando mezze parole ciascuno nella sua lingua, poi uno indica una cosa sul foglio all'altro, l'altro dice qualcosa, e poi si guardano. Un istante immobile. Silenzio. Poi entrambi scuotono a testa leggermente e ricominciano.
Riusciamo a raggiungere l'unico bancone attivo, il secondo ha chiuso da una ventina di minuti per la pausa pranzo, provocando il suicidio di una ragazzo asiatico, che dopo essersi legato una fascia con degli ideogrammi in fronte, si è sparato alla tempia urlando qualcosa che non ho capito. Pazienza.
Chiediamo la nostra carta di soggiorno, temendo già la risposta. Infatti:
"Ma voi siete cittadini europei, non ne avete bisogno, sennò che l'abbiamo fatta a fare l'Unione Europea?"
"Bò pensavo l'U.E. ci fosse solo per fa aumentare i prezzi, si vede mi sbagliavo"
No, non l'ho detto, non avrei saputo dirlo in francese. Però ho detto altre cose e molte erano parolacce.
"Allora niente?"
"No ragazzi, niente. Mi dispiace."
Appena usciti io e Ale decidiamo di lasciarci per la disperazione. Poi ci rimettiamo insieme.
Torniamo alla Caf, incazzati come delle bestie.
Alla Caf ci accoglie l'impiegato addetto allo smistamento dei postulanti, si chiama Rashid, e ci pensa lui, dai retta. Gli spieghiamo, piagnucolando in coro, cosa è successo:
"Una tizia ci ha chiesto la carta di soggiorno ma non ce la fanno perchè siamo europei ecc..." Rashid prende a cuore il caso e ci porta dalla capa dell'ufficio, direttamente, saltando la coda, noi mediterranei ci si capisce subito. Anche la Francia è sul Mediterraneo ma dall'altra parte c'è la Germania, quindi poggio e buca fanno pari e non conta.
La capo ci dice che non esiste che dobbiamo fare la carta di soggiorno, ma che le leggi sono cambiate davvero e dobbiamo certificare di avere dei soldi.
"Siamo in Erasmus, abbiamo i soldi per forza!"
"Si ma quanti? Dovete dire quanti ne avete e dimostrare un'assistenza sanitaria. Queste sono le nove regole, mi dispiace"
"Per i soldi non lo sappiamo. Non è dato saperlo esattamente. Lo sa solo il Magnifico rettore, alcuni Camerlenghi e una segretaria che però non può dirlo a nessuno sennò la uccidono. Comunque il metodo per calcolare l'ammontare delle borse consiste nel:
prendere i 200 euro della borsa della regione Toscana, più 37 euro e 50 della sezione del Piddì di Siena in collaborazione con l'Opus Dei, a cui bisogna sottrarre però una cifra proporzionale al tasso d'inflazione reale previsto per il mese precedente, ma del 2006, il tutto fratto l'inflazione calcolata al momento della fondazione del Monte de Paschi, che vi agginge un 4,75% del totale, ma al lordo delle imposte sull'importazione del caffé dal Guatemala."
"Che fa?"
"370 euri tondi tondi, pare."
"Va bene"
La tipa scrive 370 euri a penna su un foglio, fotocopia i tesserini sanitari, e aggiunge tutto al faldone di fogli già consegnati. Fatto: abbiamo un fascicolo alla Caf che nemmeno Craxi a Tangentopoli.
"Potete andare, Se tutto va bene vi diamo la risposta tra un mese"
I
Dunque, ci rechiamo all'ufficio e consegnamo l'equivalente in fotocopie della Bibbia, più fototessere in ottupla copia, calco dentale nostro e delle ultime tre generazioni di nostri antenati per via paterna, più un francobollo, come richiesto dalle regole. Niente mazzette, perchè qua sono legalisti. Cosegnamo il tutto e ce ne andiamo in attesa della risposta.
II
Circa tre settimane dopo, la cassetta della posta sputa fuori una lettera, Mioddìo è la caf!. No. E' la lettera che contiene il codice di accesso al nostro account internet della Caf, per cui andiamo a vedere e...
"Il pagamento risulta sospeso. Per ulteriori informazioni contattate ecc ecc..."
Sospeso? Ma non è mai iniziato!
Bene, il giorno dopo, passata una notte insonne per motivi digestivi, torniamo all'ufficio della caf, in cui un meraviglioso esemplare di arpia ci spiega che il pagamento è sospeso poiché sono cambiate le leggi esattamente il giorno prima che consegnassimo il modulo e che occorre certificare due cose: la prima, un reddito o comunque delle entrate sicure (il furto non è considerato tale); la seconda, una copertura sanitaria. Lo Stato francese, in altre parole, non vuole aiutare gente che stia lì alla cazzo di cane, ma soltanto persone che abbiano qualcuno che fornisce loro ciò di cui hanno bisogno.
Liberté, Egalitè, Tiè.
Problema:
"Ma noi siamo cittadini europei e siamo in erasmus, abbiamo i certificati che attestano che abbiamo soldi e copertura sanitaria!"
No, niente da fare: serve la carta di soggiorno, ci dice la strega, sparendo per la pausa in una nuvola di fumo e lasciando dietro di sé solo l'eco di una risata spettrale.
Andiamo alla prefettura di Polizia per la carta di soggiorno.
III
Ci sono al'incirca 100/150 persone in fila fuori dalla prefettura, tra cui donne incinte, musicisti falliti ed alcoolizzati, barboni ecc... Il tempo sta mettendo a neve. Alzo gli occhi al cielo verso il Grande Traditore, che mi sorride e mi chiede se per caso ho qualcosa da reclamare:
"No no, tutto a posto amico" rispondo ("con te si parla dopo brutto bas..." )
"Come?"
"No no niente. Che freddo"
Dopo una mezz'ora e grazie ai suicidi di alcuni disperati davanti a noi riusciamo ad arrivare al banco della prefettura di Polizia. Un'anziana impiegata, stavolta paffuta e gentile e con le gote rosa da Nonnina, ci spiega, sfornando un teglione di biscotti all'anice, che noi studenti dobbiamo andare altrove a fare la carta di soggioro e precisamente dall'altra parte della città, vicino all'ufficio della Caf.
Ale è una maschera di cera, io più di merda, direi.
Saliamo sulla metro: tutt'e due guardiamo fuori dal finestrino e disegnamo con le punte delle dita dei piccoli segni di tristezza sulla condensa dei vetri, mentre le gallerie scorrono, per l'ennesima volta. Finirà davvero?
IV
Arriviamo all'ufficio che rilascia le carte di soggiorno per gli studenti, accolti da una fila più breve ma più ostica della precedente. In coda soltanto studenti cinesi, coreani, arabi e qualche sudamericano. Come è normale, dopo alcuni minuti iniziamo a chiederci perché siamo là: è evidente che siamo nel posto sbagliato perché ci guardano tutti strano. Siamo visibilmente gli unici europei.
Accanto a me c'è un impiegato nero, enorme, che aiuta un ragazzo coreano, credo, a riempire un modulo: l'impiegato parla solo francese, il coreano solo un pò di inglese e, appunto, coreano. Si guardano l'un con l'altro masticando mezze parole ciascuno nella sua lingua, poi uno indica una cosa sul foglio all'altro, l'altro dice qualcosa, e poi si guardano. Un istante immobile. Silenzio. Poi entrambi scuotono a testa leggermente e ricominciano.
Riusciamo a raggiungere l'unico bancone attivo, il secondo ha chiuso da una ventina di minuti per la pausa pranzo, provocando il suicidio di una ragazzo asiatico, che dopo essersi legato una fascia con degli ideogrammi in fronte, si è sparato alla tempia urlando qualcosa che non ho capito. Pazienza.
Chiediamo la nostra carta di soggiorno, temendo già la risposta. Infatti:
"Ma voi siete cittadini europei, non ne avete bisogno, sennò che l'abbiamo fatta a fare l'Unione Europea?"
"Bò pensavo l'U.E. ci fosse solo per fa aumentare i prezzi, si vede mi sbagliavo"
No, non l'ho detto, non avrei saputo dirlo in francese. Però ho detto altre cose e molte erano parolacce.
"Allora niente?"
"No ragazzi, niente. Mi dispiace."
Appena usciti io e Ale decidiamo di lasciarci per la disperazione. Poi ci rimettiamo insieme.
Torniamo alla Caf, incazzati come delle bestie.
V
Alla Caf ci accoglie l'impiegato addetto allo smistamento dei postulanti, si chiama Rashid, e ci pensa lui, dai retta. Gli spieghiamo, piagnucolando in coro, cosa è successo:
"Una tizia ci ha chiesto la carta di soggiorno ma non ce la fanno perchè siamo europei ecc..." Rashid prende a cuore il caso e ci porta dalla capa dell'ufficio, direttamente, saltando la coda, noi mediterranei ci si capisce subito. Anche la Francia è sul Mediterraneo ma dall'altra parte c'è la Germania, quindi poggio e buca fanno pari e non conta.
La capo ci dice che non esiste che dobbiamo fare la carta di soggiorno, ma che le leggi sono cambiate davvero e dobbiamo certificare di avere dei soldi.
"Siamo in Erasmus, abbiamo i soldi per forza!"
"Si ma quanti? Dovete dire quanti ne avete e dimostrare un'assistenza sanitaria. Queste sono le nove regole, mi dispiace"
"Per i soldi non lo sappiamo. Non è dato saperlo esattamente. Lo sa solo il Magnifico rettore, alcuni Camerlenghi e una segretaria che però non può dirlo a nessuno sennò la uccidono. Comunque il metodo per calcolare l'ammontare delle borse consiste nel:
prendere i 200 euro della borsa della regione Toscana, più 37 euro e 50 della sezione del Piddì di Siena in collaborazione con l'Opus Dei, a cui bisogna sottrarre però una cifra proporzionale al tasso d'inflazione reale previsto per il mese precedente, ma del 2006, il tutto fratto l'inflazione calcolata al momento della fondazione del Monte de Paschi, che vi agginge un 4,75% del totale, ma al lordo delle imposte sull'importazione del caffé dal Guatemala."
"Che fa?"
"370 euri tondi tondi, pare."
"Va bene"
La tipa scrive 370 euri a penna su un foglio, fotocopia i tesserini sanitari, e aggiunge tutto al faldone di fogli già consegnati. Fatto: abbiamo un fascicolo alla Caf che nemmeno Craxi a Tangentopoli.
"Potete andare, Se tutto va bene vi diamo la risposta tra un mese"
VI
Ancora dei soldi non ho saputo niente. Nel frattempo però, Rashid, l'impiegato all'ingresso della Caf, dietro lauta ricompensa, ha tagliato i copertoni dell'auto della prima burocrate con la quale abbiamo avuto a che fare.
Purtroppo, la nostra civiltà si basa sulla burocrazia, che il mio manuale di sociologia mi dice essere un organizzazione di funzioni che considera i casi particolari, gli individui, soltanto attraverso categorie astratte: un reddito, un'assistenza, ecc... Numeri, fondamentalmente. Il problema non è essere stronzi, in fondo mi regalano dei soldi. Il problema non è neanche con chi hai a che fare perché, salvo errori, chi ti è di fronte non può fare altrimenti, non può considerarti una persona con dei bisogni e con una situazione particolare alle spalle. In pratica, il sistema si prende cura di te, ma ti è al contempo indifferente. Il problema, in fondo, non lo neanche io qual'è, però, e che cazzo!
lunedì 31 marzo 2008
ULTIME NOTIZIE!INCREDIBILE!
IN SEGNO DI POTESTA CONTO LA REPRESSIONE CINESE IN TIBET RICHARD GERE HA PROCLAMATO, NONOSTANTE GLI SIA STATO SCONSIGLIATO DA PIU' PARTI, UNO SCIOPERO AD OLTRANZA DEI PUTTANIERI!REAZIONI SCONCERTATE E SOLIDARIETA' DA TUTTA HOLLIWOOD (E ANCHE DA ME)
domenica 30 marzo 2008
POST-ILLA A: IL FASCISMO E IL BRUTTO TEMPO
Gira che ti rigira, riflettendo sulla questione di quei poteri che dettano le regole per accedere alle risorse e per vivere in società, che includono ed escludono in base a forme di appartenenza religiose, politiche ecc..., che richiedono una fede o comunque gli attributi esteriori di un credo per lasciar vivere in società, ecco che in Wikipedia mi imbatto, alla voce Licio Gelli, in questa cosa che parla della Massoneria.
Allora: quella che segue è la relazione conclusiva scritta e letta nel 1983 dopo due anni di lavori della commisione parlamentare che doveva indagare sulla P2 e, fondamentalmente, sul ruolo di Licio Gelli nella politica italiana, in pratica, dal dopoguerra in poi.
« L'esame degli avvenimenti ed i collegamenti che tra essi è possibile instaurare sulla scorta delle conoscenze in nostro possesso portano infatti a due conclusioni che la Commissione ritiene di poter sottoporre all'esame del Parlamento.
La prima è in ordine all'ampiezza ed alla gravità del fenomeno che coinvolge, ad ogni livello di responsabilità, gli aspetti più qualificati della vita nazionale. Abbiamo infatti riscontrato che la Loggia P2 entra come elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella Sindona e quella Calvi, che hanno interessato il mondo economico italiano in modo determinante. [...]
La seconda conclusione alla quale siamo pervenuti è che in questa vasta e complessa operazione può essere riconosciuto un disegno generale di innegabile valore politico; un disegno cioè che non solo ha in se stesso intrinsecamente valore politico - ed altrimenti non potrebbe essere, per il livello al quale si pone - ma risponde, nella sua genesi come nelle sue finalità ultime, a criteri obiettivamente politici.
Le due conclusioni alle quali siamo pervenuti ci pongono pertanto di fronte ad un ultimo concludente interrogativo: è ragionevole chiedersi se non esista sproporzione tra l'operazione complessiva ed il personaggio che di essa appare interprete principale. È questa una sorta di quadratura del cerchio tra l'uomo in sé considerato ed il frutto della sua attività, che ci mostra come la vera sproporzione stia non nel comparare il fenomeno della Loggia P2 a Licio Gelli, storicamente considerato, ma nel riportarlo ad un solo individuo, nell'interpretare il disegno che ad esso è sotteso, e la sua completa e dettagliata attuazione, ad una sola mente.
Abbiamo visto come Licio Gelli si sia valso di una tecnica di approccio strumentale rispetto a tutto ciò che ha avvicinato nel corso della sua carriera. Strumentale è il suo rapporto con la massoneria, strumentale è il suo rapporto con gli ambienti militari, strumentale il suo rapporto con gli ambienti eversivi, strumentale insomma è il contatto che egli stabilisce con uomini ed istituzioni con i quali entra in contatto, perché strumentale al massimo è la filosofia di fondo che si cela al fondo della concezione politica del controllo, che tutto usa ed a nessuno risponde se non a se stesso, contrapposto al governo che esercita il potere, ma è al contempo al servizio di chi vi è sottoposto.
Ma allora, se tutto ciò deve avere un rinvenibile significato, questo altro non può essere che quello di riconoscere che chi tutto strumentalizza, in realtà è egli stesso strumento. Questa infatti è nella logica della sua concezione teorica e della sua pratica costruzione la Loggia Propaganda 2: uno strumento neutro di intervento per operazioni di controllo e di condizionamento. »
La prima sensazione che si ha leggendo questa cosa è che chi scrive in sostanza non ha capito un emerito cazzo di quello che è successo, almeno nello specifico, e questo, buttandola sul filosofico, mi va bene per dire la mia.
Ora, io non so niente della Massoneria se non che, almeno ai miei occhi, rappresenta l'essenza di un tipo particolare di potere: una fede che non si capisce mai in checcazzo consista, fatta di convinzioni incomprensibili, inspiegabili e imprecisate e che forse, più che altro, si risolve in un pretesto per creare un reticolo intricatissimo di amicizie, collusioni, scambi, che non hanno un fine unico ed univoco, ma che permettono a chi ne fa parte, sostanzialmente, di farsi gli stracazzacci suoi, spesso o sempre a danno della maggior parte delle persone.
Quindi, fondamentalmente, ciò equivale a dire che la Massoneria è ciò che diventa il potere politico quando, forse sempre, non è controllato dal popolo che lo subisce; in questi casi, il potere distribuisce come crede le risorse, i diritti o la violenza, in base ai criteri che ritiene più oppurtuni, richiedendo in cambio, alle persone, varie forme di sottomissione. Se dunque, in uno stato democratico, il potere politico non risponde più alle finalità che ad esso impongono i cittadini ad esso sottoposti, cessa di essere governo e diviene controllo.
Il sistema di controllo cerca di occupare più posizioni possibili dentro lo stato per cercare di usare le risorse a vantaggio dei suoi membri, quali che siano i loro scopi (fottere vallette, arricchirsi, distribuire torroncini, fare le gite in aereo, ecc...)
Oggi come oggi, secondo me, questo è il funzionamento di gran parte dei partiti politici.
Al posto della Massoneria, infatti, abbiamo un esempio fulgido di questo potere nichilista, fondato su principi e valori abbastanza incomprensibili alle persone normali, ma nondimeno presente e concretamente attivo nel gestire la vita delle persone; a questo punto, mi viene in mente Corrado Guzzanti:
"La casa della Libertà: facciamo un pò come cazzo ci pare".
E' un potere nichilista poiché non segue principi precisi, non ha una vera ispirazione di fondo se non il blandire, il fare leva sull'opportunismo, sulla strumentalità come modus vivendi, su un credo oscenamente ostentato come unico mezzo per lavorare e guadagnare in pace, come fonte di redenzione e di salvezza. Che poi l'affiliazione richieda questo oppure quel credo, l'indossare curiosi ornamenti, cappucci strani, fare qualche tessera di partito, dedicarsi a pratiche sadomasochistiche, oppure kredere (cosa?), obbedire (A chi? No, a chi obbedire si sa) e kombattere (Chi? Un pò tutti), la cosa, forse, è secondaria. Ciò che conta è che per tirare a campare bisogna sempre chiedere l'aiutino al conduttore.
Allora: quella che segue è la relazione conclusiva scritta e letta nel 1983 dopo due anni di lavori della commisione parlamentare che doveva indagare sulla P2 e, fondamentalmente, sul ruolo di Licio Gelli nella politica italiana, in pratica, dal dopoguerra in poi.
« L'esame degli avvenimenti ed i collegamenti che tra essi è possibile instaurare sulla scorta delle conoscenze in nostro possesso portano infatti a due conclusioni che la Commissione ritiene di poter sottoporre all'esame del Parlamento.
La prima è in ordine all'ampiezza ed alla gravità del fenomeno che coinvolge, ad ogni livello di responsabilità, gli aspetti più qualificati della vita nazionale. Abbiamo infatti riscontrato che la Loggia P2 entra come elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella Sindona e quella Calvi, che hanno interessato il mondo economico italiano in modo determinante. [...]
La seconda conclusione alla quale siamo pervenuti è che in questa vasta e complessa operazione può essere riconosciuto un disegno generale di innegabile valore politico; un disegno cioè che non solo ha in se stesso intrinsecamente valore politico - ed altrimenti non potrebbe essere, per il livello al quale si pone - ma risponde, nella sua genesi come nelle sue finalità ultime, a criteri obiettivamente politici.
Le due conclusioni alle quali siamo pervenuti ci pongono pertanto di fronte ad un ultimo concludente interrogativo: è ragionevole chiedersi se non esista sproporzione tra l'operazione complessiva ed il personaggio che di essa appare interprete principale. È questa una sorta di quadratura del cerchio tra l'uomo in sé considerato ed il frutto della sua attività, che ci mostra come la vera sproporzione stia non nel comparare il fenomeno della Loggia P2 a Licio Gelli, storicamente considerato, ma nel riportarlo ad un solo individuo, nell'interpretare il disegno che ad esso è sotteso, e la sua completa e dettagliata attuazione, ad una sola mente.
Abbiamo visto come Licio Gelli si sia valso di una tecnica di approccio strumentale rispetto a tutto ciò che ha avvicinato nel corso della sua carriera. Strumentale è il suo rapporto con la massoneria, strumentale è il suo rapporto con gli ambienti militari, strumentale il suo rapporto con gli ambienti eversivi, strumentale insomma è il contatto che egli stabilisce con uomini ed istituzioni con i quali entra in contatto, perché strumentale al massimo è la filosofia di fondo che si cela al fondo della concezione politica del controllo, che tutto usa ed a nessuno risponde se non a se stesso, contrapposto al governo che esercita il potere, ma è al contempo al servizio di chi vi è sottoposto.
Ma allora, se tutto ciò deve avere un rinvenibile significato, questo altro non può essere che quello di riconoscere che chi tutto strumentalizza, in realtà è egli stesso strumento. Questa infatti è nella logica della sua concezione teorica e della sua pratica costruzione la Loggia Propaganda 2: uno strumento neutro di intervento per operazioni di controllo e di condizionamento. »
La prima sensazione che si ha leggendo questa cosa è che chi scrive in sostanza non ha capito un emerito cazzo di quello che è successo, almeno nello specifico, e questo, buttandola sul filosofico, mi va bene per dire la mia.
Ora, io non so niente della Massoneria se non che, almeno ai miei occhi, rappresenta l'essenza di un tipo particolare di potere: una fede che non si capisce mai in checcazzo consista, fatta di convinzioni incomprensibili, inspiegabili e imprecisate e che forse, più che altro, si risolve in un pretesto per creare un reticolo intricatissimo di amicizie, collusioni, scambi, che non hanno un fine unico ed univoco, ma che permettono a chi ne fa parte, sostanzialmente, di farsi gli stracazzacci suoi, spesso o sempre a danno della maggior parte delle persone.
Quindi, fondamentalmente, ciò equivale a dire che la Massoneria è ciò che diventa il potere politico quando, forse sempre, non è controllato dal popolo che lo subisce; in questi casi, il potere distribuisce come crede le risorse, i diritti o la violenza, in base ai criteri che ritiene più oppurtuni, richiedendo in cambio, alle persone, varie forme di sottomissione. Se dunque, in uno stato democratico, il potere politico non risponde più alle finalità che ad esso impongono i cittadini ad esso sottoposti, cessa di essere governo e diviene controllo.
Il sistema di controllo cerca di occupare più posizioni possibili dentro lo stato per cercare di usare le risorse a vantaggio dei suoi membri, quali che siano i loro scopi (fottere vallette, arricchirsi, distribuire torroncini, fare le gite in aereo, ecc...)
Oggi come oggi, secondo me, questo è il funzionamento di gran parte dei partiti politici.
Al posto della Massoneria, infatti, abbiamo un esempio fulgido di questo potere nichilista, fondato su principi e valori abbastanza incomprensibili alle persone normali, ma nondimeno presente e concretamente attivo nel gestire la vita delle persone; a questo punto, mi viene in mente Corrado Guzzanti:
"La casa della Libertà: facciamo un pò come cazzo ci pare".
E' un potere nichilista poiché non segue principi precisi, non ha una vera ispirazione di fondo se non il blandire, il fare leva sull'opportunismo, sulla strumentalità come modus vivendi, su un credo oscenamente ostentato come unico mezzo per lavorare e guadagnare in pace, come fonte di redenzione e di salvezza. Che poi l'affiliazione richieda questo oppure quel credo, l'indossare curiosi ornamenti, cappucci strani, fare qualche tessera di partito, dedicarsi a pratiche sadomasochistiche, oppure kredere (cosa?), obbedire (A chi? No, a chi obbedire si sa) e kombattere (Chi? Un pò tutti), la cosa, forse, è secondaria. Ciò che conta è che per tirare a campare bisogna sempre chiedere l'aiutino al conduttore.
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