martedì 1 aprile 2008

LA CIVILTA' DELL'INDIFFERENZA: SOCCOMBERE ALLA BUROCRAZIA

Voglio raccontare brevemente cosa è accaduto a me e ad ale al momento in cui abbiamo richiesto un finanziamento qua a Parigi. Prima però devo premettere che i francesi sono notoriamente nazionalisti, è vero, ma una parte del loro nazionalismo significa che mantengono uno stato sociale la cui efficenza, inItalia, è uguagliata praticamente solo dalla Camorra e forse dal portavoce di Berlusconi nello smentire le puttanate del suo capo. Sono metodici, puntigliosi, ma in genere anche efficaci. Solo che la loro Repubblica è fondata sulla carta, sulla burocrazia. E la burocrazia, come si sa, è più stupida di un computer.


I
Allora, dovete sapere che la Francia offre la possibilità a tutti, giovani, coppie, lavoratori, studenti, probabilmente anche ai cani purchè in possesso di un adeguato foglio che ne certifichi la canezza, di ricevere una somma di denaro calcolata in base alla propria situazione fiscale ed all'affitto che si deve pagare; l'agenzia si chiama C.A.F., e viene fuori che ci corrisponderebbe una sommetta niente male, circa trecento euri mensili da condividere in nome dell'amore e dell'opportunismo che ci legano ormai da anni.
Dunque, ci rechiamo all'ufficio e consegnamo l'equivalente in fotocopie della Bibbia, più fototessere in ottupla copia, calco dentale nostro e delle ultime tre generazioni di nostri antenati per via paterna, più un francobollo, come richiesto dalle regole. Niente mazzette, perchè qua sono legalisti. Cosegnamo il tutto e ce ne andiamo in attesa della risposta.


II


Circa tre settimane dopo, la cassetta della posta sputa fuori una lettera, Mioddìo è la caf!. No. E' la lettera che contiene il codice di accesso al nostro account internet della Caf, per cui andiamo a vedere e...
"Il pagamento risulta sospeso. Per ulteriori informazioni contattate ecc ecc..."
Sospeso? Ma non è mai iniziato!
Bene, il giorno dopo, passata una notte insonne per motivi digestivi, torniamo all'ufficio della caf, in cui un meraviglioso esemplare di arpia ci spiega che il pagamento è sospeso poiché sono cambiate le leggi esattamente il giorno prima che consegnassimo il modulo e che occorre certificare due cose: la prima, un reddito o comunque delle entrate sicure (il furto non è considerato tale); la seconda, una copertura sanitaria. Lo Stato francese, in altre parole, non vuole aiutare gente che stia lì alla cazzo di cane, ma soltanto persone che abbiano qualcuno che fornisce loro ciò di cui hanno bisogno.
Liberté, Egalitè, Tiè.
Problema:
"Ma noi siamo cittadini europei e siamo in erasmus, abbiamo i certificati che attestano che abbiamo soldi e copertura sanitaria!"
No, niente da fare: serve la carta di soggiorno, ci dice la strega, sparendo per la pausa in una nuvola di fumo e lasciando dietro di sé solo l'eco di una risata spettrale.
Andiamo alla prefettura di Polizia per la carta di soggiorno.


III


Ci sono al'incirca 100/150 persone in fila fuori dalla prefettura, tra cui donne incinte, musicisti falliti ed alcoolizzati, barboni ecc... Il tempo sta mettendo a neve. Alzo gli occhi al cielo verso il Grande Traditore, che mi sorride e mi chiede se per caso ho qualcosa da reclamare:
"No no, tutto a posto amico" rispondo ("con te si parla dopo brutto bas..." )
"Come?"
"No no niente. Che freddo"

Dopo una mezz'ora e grazie ai suicidi di alcuni disperati davanti a noi riusciamo ad arrivare al banco della prefettura di Polizia. Un'anziana impiegata, stavolta paffuta e gentile e con le gote rosa da Nonnina, ci spiega, sfornando un teglione di biscotti all'anice, che noi studenti dobbiamo andare altrove a fare la carta di soggioro e precisamente dall'altra parte della città, vicino all'ufficio della Caf.
Ale è una maschera di cera, io più di merda, direi.
Saliamo sulla metro: tutt'e due guardiamo fuori dal finestrino e disegnamo con le punte delle dita dei piccoli segni di tristezza sulla condensa dei vetri, mentre le gallerie scorrono, per l'ennesima volta. Finirà davvero?


IV


Arriviamo all'ufficio che rilascia le carte di soggiorno per gli studenti, accolti da una fila più breve ma più ostica della precedente. In coda soltanto studenti cinesi, coreani, arabi e qualche sudamericano. Come è normale, dopo alcuni minuti iniziamo a chiederci perché siamo là: è evidente che siamo nel posto sbagliato perché ci guardano tutti strano. Siamo visibilmente gli unici europei.
Accanto a me c'è un impiegato nero, enorme, che aiuta un ragazzo coreano, credo, a riempire un modulo: l'impiegato parla solo francese, il coreano solo un pò di inglese e, appunto, coreano. Si guardano l'un con l'altro masticando mezze parole ciascuno nella sua lingua, poi uno indica una cosa sul foglio all'altro, l'altro dice qualcosa, e poi si guardano. Un istante immobile. Silenzio. Poi entrambi scuotono a testa leggermente e ricominciano.

Riusciamo a raggiungere l'unico bancone attivo, il secondo ha chiuso da una ventina di minuti per la pausa pranzo, provocando il suicidio di una ragazzo asiatico, che dopo essersi legato una fascia con degli ideogrammi in fronte, si è sparato alla tempia urlando qualcosa che non ho capito. Pazienza.

Chiediamo la nostra carta di soggiorno, temendo già la risposta. Infatti:
"Ma voi siete cittadini europei, non ne avete bisogno, sennò che l'abbiamo fatta a fare l'Unione Europea?"
"Bò pensavo l'U.E. ci fosse solo per fa aumentare i prezzi, si vede mi sbagliavo"
No, non l'ho detto, non avrei saputo dirlo in francese. Però ho detto altre cose e molte erano parolacce.
"Allora niente?"
"No ragazzi, niente. Mi dispiace."
Appena usciti io e Ale decidiamo di lasciarci per la disperazione. Poi ci rimettiamo insieme.
Torniamo alla Caf, incazzati come delle bestie.


V


Alla Caf ci accoglie l'impiegato addetto allo smistamento dei postulanti, si chiama Rashid, e ci pensa lui, dai retta. Gli spieghiamo, piagnucolando in coro, cosa è successo:
"Una tizia ci ha chiesto la carta di soggiorno ma non ce la fanno perchè siamo europei ecc..." Rashid prende a cuore il caso e ci porta dalla capa dell'ufficio, direttamente, saltando la coda, noi mediterranei ci si capisce subito. Anche la Francia è sul Mediterraneo ma dall'altra parte c'è la Germania, quindi poggio e buca fanno pari e non conta.
La capo ci dice che non esiste che dobbiamo fare la carta di soggiorno, ma che le leggi sono cambiate davvero e dobbiamo certificare di avere dei soldi.
"Siamo in Erasmus, abbiamo i soldi per forza!"
"Si ma quanti? Dovete dire quanti ne avete e dimostrare un'assistenza sanitaria. Queste sono le nove regole, mi dispiace"
"Per i soldi non lo sappiamo. Non è dato saperlo esattamente. Lo sa solo il Magnifico rettore, alcuni Camerlenghi e una segretaria che però non può dirlo a nessuno sennò la uccidono. Comunque il metodo per calcolare l'ammontare delle borse consiste nel:
prendere i 200 euro della borsa della regione Toscana, più 37 euro e 50 della sezione del Piddì di Siena in collaborazione con l'Opus Dei, a cui bisogna sottrarre però una cifra proporzionale al tasso d'inflazione reale previsto per il mese precedente, ma del 2006, il tutto fratto l'inflazione calcolata al momento della fondazione del Monte de Paschi, che vi agginge un 4,75% del totale, ma al lordo delle imposte sull'importazione del caffé dal Guatemala."
"Che fa?"
"370 euri tondi tondi, pare."
"Va bene"
La tipa scrive 370 euri a penna su un foglio, fotocopia i tesserini sanitari, e aggiunge tutto al faldone di fogli già consegnati. Fatto: abbiamo un fascicolo alla Caf che nemmeno Craxi a Tangentopoli.
"Potete andare, Se tutto va bene vi diamo la risposta tra un mese"


VI
Ancora dei soldi non ho saputo niente. Nel frattempo però, Rashid, l'impiegato all'ingresso della Caf, dietro lauta ricompensa, ha tagliato i copertoni dell'auto della prima burocrate con la quale abbiamo avuto a che fare.
Purtroppo, la nostra civiltà si basa sulla burocrazia, che il mio manuale di sociologia mi dice essere un organizzazione di funzioni che considera i casi particolari, gli individui, soltanto attraverso categorie astratte: un reddito, un'assistenza, ecc... Numeri, fondamentalmente. Il problema non è essere stronzi, in fondo mi regalano dei soldi. Il problema non è neanche con chi hai a che fare perché, salvo errori, chi ti è di fronte non può fare altrimenti, non può considerarti una persona con dei bisogni e con una situazione particolare alle spalle. In pratica, il sistema si prende cura di te, ma ti è al contempo indifferente. Il problema, in fondo, non lo neanche io qual'è, però, e che cazzo!

lunedì 31 marzo 2008

ULTIME NOTIZIE!INCREDIBILE!

IN SEGNO DI POTESTA CONTO LA REPRESSIONE CINESE IN TIBET RICHARD GERE HA PROCLAMATO, NONOSTANTE GLI SIA STATO SCONSIGLIATO DA PIU' PARTI, UNO SCIOPERO AD OLTRANZA DEI PUTTANIERI!REAZIONI SCONCERTATE E SOLIDARIETA' DA TUTTA HOLLIWOOD (E ANCHE DA ME)

domenica 30 marzo 2008

POST-ILLA A: IL FASCISMO E IL BRUTTO TEMPO

Gira che ti rigira, riflettendo sulla questione di quei poteri che dettano le regole per accedere alle risorse e per vivere in società, che includono ed escludono in base a forme di appartenenza religiose, politiche ecc..., che richiedono una fede o comunque gli attributi esteriori di un credo per lasciar vivere in società, ecco che in Wikipedia mi imbatto, alla voce Licio Gelli, in questa cosa che parla della Massoneria.

Allora: quella che segue è la relazione conclusiva scritta e letta nel 1983 dopo due anni di lavori della commisione parlamentare che doveva indagare sulla P2 e, fondamentalmente, sul ruolo di Licio Gelli nella politica italiana, in pratica, dal dopoguerra in poi.


« L'esame degli avvenimenti ed i collegamenti che tra essi è possibile instaurare sulla scorta delle conoscenze in nostro possesso portano infatti a due conclusioni che la Commissione ritiene di poter sottoporre all'esame del Parlamento.

La prima è in ordine all'ampiezza ed alla gravità del fenomeno che coinvolge, ad ogni livello di responsabilità, gli aspetti più qualificati della vita nazionale. Abbiamo infatti riscontrato che la Loggia P2 entra come elemento di peso decisivo in vicende finanziarie, quella Sindona e quella Calvi, che hanno interessato il mondo economico italiano in modo determinante. [...]

La seconda conclusione alla quale siamo pervenuti è che in questa vasta e complessa operazione può essere riconosciuto un disegno generale di innegabile valore politico; un disegno cioè che non solo ha in se stesso intrinsecamente valore politico - ed altrimenti non potrebbe essere, per il livello al quale si pone - ma risponde, nella sua genesi come nelle sue finalità ultime, a criteri obiettivamente politici.

Le due conclusioni alle quali siamo pervenuti ci pongono pertanto di fronte ad un ultimo concludente interrogativo: è ragionevole chiedersi se non esista sproporzione tra l'operazione complessiva ed il personaggio che di essa appare interprete principale. È questa una sorta di quadratura del cerchio tra l'uomo in sé considerato ed il frutto della sua attività, che ci mostra come la vera sproporzione stia non nel comparare il fenomeno della Loggia P2 a Licio Gelli, storicamente considerato, ma nel riportarlo ad un solo individuo, nell'interpretare il disegno che ad esso è sotteso, e la sua completa e dettagliata attuazione, ad una sola mente.

Abbiamo visto come Licio Gelli si sia valso di una tecnica di approccio strumentale rispetto a tutto ciò che ha avvicinato nel corso della sua carriera. Strumentale è il suo rapporto con la massoneria, strumentale è il suo rapporto con gli ambienti militari, strumentale il suo rapporto con gli ambienti eversivi, strumentale insomma è il contatto che egli stabilisce con uomini ed istituzioni con i quali entra in contatto, perché strumentale al massimo è la filosofia di fondo che si cela al fondo della concezione politica del controllo, che tutto usa ed a nessuno risponde se non a se stesso, contrapposto al governo che esercita il potere, ma è al contempo al servizio di chi vi è sottoposto.

Ma allora, se tutto ciò deve avere un rinvenibile significato, questo altro non può essere che quello di riconoscere che chi tutto strumentalizza, in realtà è egli stesso strumento. Questa infatti è nella logica della sua concezione teorica e della sua pratica costruzione la Loggia Propaganda 2: uno strumento neutro di intervento per operazioni di controllo e di condizionamento. »


La prima sensazione che si ha leggendo questa cosa è che chi scrive in sostanza non ha capito un emerito cazzo di quello che è successo, almeno nello specifico, e questo, buttandola sul filosofico, mi va bene per dire la mia.
Ora, io non so niente della Massoneria se non che, almeno ai miei occhi, rappresenta l'essenza di un tipo particolare di potere: una fede che non si capisce mai in checcazzo consista, fatta di convinzioni incomprensibili, inspiegabili e imprecisate e che forse, più che altro, si risolve in un pretesto per creare un reticolo intricatissimo di amicizie, collusioni, scambi, che non hanno un fine unico ed univoco, ma che permettono a chi ne fa parte, sostanzialmente, di farsi gli stracazzacci suoi, spesso o sempre a danno della maggior parte delle persone.

Quindi, fondamentalmente, ciò equivale a dire che la Massoneria è ciò che diventa il potere politico quando, forse sempre, non è controllato dal popolo che lo subisce; in questi casi, il potere distribuisce come crede le risorse, i diritti o la violenza, in base ai criteri che ritiene più oppurtuni, richiedendo in cambio, alle persone, varie forme di sottomissione. Se dunque, in uno stato democratico, il potere politico non risponde più alle finalità che ad esso impongono i cittadini ad esso sottoposti, cessa di essere governo e diviene controllo.
Il sistema di controllo cerca di occupare più posizioni possibili dentro lo stato per cercare di usare le risorse a vantaggio dei suoi membri, quali che siano i loro scopi (fottere vallette, arricchirsi, distribuire torroncini, fare le gite in aereo, ecc...)
Oggi come oggi, secondo me, questo è il funzionamento di gran parte dei partiti politici.

Al posto della Massoneria, infatti, abbiamo un esempio fulgido di questo potere nichilista, fondato su principi e valori abbastanza incomprensibili alle persone normali, ma nondimeno presente e concretamente attivo nel gestire la vita delle persone; a questo punto, mi viene in mente Corrado Guzzanti:

"La casa della Libertà: facciamo un pò come cazzo ci pare".



E' un potere nichilista poiché non segue principi precisi, non ha una vera ispirazione di fondo se non il blandire, il fare leva sull'opportunismo, sulla strumentalità come modus vivendi, su un credo oscenamente ostentato come unico mezzo per lavorare e guadagnare in pace, come fonte di redenzione e di salvezza. Che poi l'affiliazione richieda questo oppure quel credo, l'indossare curiosi ornamenti, cappucci strani, fare qualche tessera di partito, dedicarsi a pratiche sadomasochistiche, oppure kredere (cosa?), obbedire (A chi? No, a chi obbedire si sa) e kombattere (Chi? Un pò tutti), la cosa, forse, è secondaria. Ciò che conta è che per tirare a campare bisogna sempre chiedere l'aiutino al conduttore.




IL FASCISMO E IL BRUTTO TEMPO

Mi è tornata in mente un frase che ha scritto Eco in una bustina di Minerva, non ricordo a proposito di cosa; era un'osservazione sui suoi genitori e sul loro rapporto con il regime fascista, sotto il quale lo scrittore è nato. Eco scrive che i suoi genitori considerarono il fascismo, insieme a moltre altre persone, come un fenomeno meteorologico. Credo che con questa metafora intendesse assimilarlo, cioè, ad un fatto dirompente ma necessariamente passeggero, al quale volenti o nolenti occorre adattarsi, certi e fiduciosi, prima o poi, di uscirne fuori.

Io all'epoca del fascismo non c'ero, come molti altri. Ne ho solo letto nei libri, e poco ne ho sentito parlare in modo diretto, perchè purtroppo ho perso i nonni quando non avevo sufficiente ragione ed interesse per parlarne, e quando ne ho avuti, le nonne rimaste non avevano loro sufficiente ragione nè interesse per farlo. Come molti anziani, più che il fascismo, sembrano rammentare la guerra, ed anch'essa come un fenomeno inevitabile quanto passaggero, qualcosa da farci i conti per forza, ma la cui origine sta al di fuori della volontà delle persone, che spesso, più che altro, la subiscono.
La sensazione che ho tratto dai libri e dai racconti, e che non vuole essere neanche un opinione ben formulata ma piuttosto la sintesi di alcuni pensieri rammendati insieme, è che il regime fascista, come tutti i regimi politici più o meno totalitari, avesse una faccia duplice: da un lato reprimeva chi si ribellava o non condivideva le sue istanze, con violenza, sadismo e ferocia, e gli esempi, qualunque cosa pensi quel mentecatto di Berlusconi, sono migliaia; dall'altro lato, come ogni regime, premiava, in modo più o meno consistente, i sui adepti, più o meno fedeli.
Il fascismo fu attivo nello sviluppare un'amministrazione pubblica, il cui accesso era ovviamente vincolato all'adesione al partito. Le istituzioni educative (tranne, almeno in parte, le Università, di cui già si capiva l'inutilità ai fini dello stabilire un'egemonia culturale, che più che altro passa, oggi come allora, attraverso i mass-media) erano totalmente permeate dell'ideologia del credo fascista. Il fascio era il segno che occorreva portare per muversi almeno nella maggior parte delle zone di un ambiente sociale totalmente impregnato dalla sua ideologia. A seconda di quanto in alto uno volesse arrivare, era richiesta e quindi premiata un'adesione alle idee ed ai valori che, come nel caso anche della Germania nazista o della Russia sovietica, poteva essere anche un adesione molto farisaica e falsa. Erano quindi sì premiati lo zelo legato all'ostentazione, spesso indecente, di una fede, ma è vero anche che in molti casi la massima adesione consisteva, eventualmente, alla partecipazione entusiastica alle artificiose cerimonie organizzate dalla sapiente mente propagandistica del regime, un adesione popolare scandita al ritmo di marce e marcette, segnata dallo sventolìo di bandiere e bandierine, generalmente rigida e, sopratutto a posteriori, grottesca.

Più recentemente, il problema che storiograficamente e politicamente si è posto è stata la scoperta, l'ammissione o il riconoscimento del ruolo attivo che molti Italiani hanno avuto nel regime. Oppure, si può dire, se non c'è stato consenso attivo, di certo non c'è stata opposizione. In genere si è spiegato questa mancanza di opposizione con un deficit di coscienza politica democratica, poiché il processo di inclusione delle masse nella vita dello Stato si è realizzato compiutamente soltanto dopo la guerra, con la Costituzione e la Repubblica. Ma più ancora, forse, nel voler prendere le distanze dalla seconda guerra mondiale come fonte dei mali assoluti, e dal fascismo come una delle sue cause scatenanti, si è dimenticato o voluto dimenticare che non molti si sono opposti ad esso. Ma secondo me la vera domanda non è tanto se la gente ha aderito e quanta gente ha aderito, quanto invece come e perché, quella che lo ha fatto, lo ha fatto.

Il problema infatti non è solo che non veniva lasciata scelta, in senso coercitivo. C'era innanzitutto una macchina di indottrinamento che permeava le istituzioni, soprattutto quelle responsabili dell'educazione; mi ricordo la storia di un'anziana senese che ricordava come da ragazzina le suorine della scuola, sempre tanto buone loro, insegnavano alle alunne che il Duce era l'uomo della provvidenza che avrebbe salvato l'Italia dai comunisti; dal loro punto di vista era vero, tra l'altro, perchè se davvero i comunisti e i socialisti avesero fatto come credevano, la pacchia dei preti era finita, AL LAVORO TUTTI!
Oltre alla violenza, alla propaganda ed alla dottrina, non c'era scelta nel senso che a meno che uno non avesse voluto rischiare la vita, per lavorare e mandare avanti la baracca, era costretto a dimostrare obbedienza e fede. Al limite, uno poteva farsi i cazzi suoi, forse, come Nuto de La luna e i falò di Pavese, ma non tutti e ovunque. Il problema quindi non è tanto, o soltanto, prendere coscienza della repressione violenta operata dal regime, ma anche di ciò che esso ha concesso in cambio dell'obbedienza. In effetti oggi sembra che non si possa più andare in giro a dire che sotto il fascismo tutto andava male -lo sanno tutti, si stava meglio quando si stava peggio- ma forse bisognerebbe andare in giro a dire che un popolo che si sottomette al potente di turno accettando una gerarchia di idee e di valori, qualunque essa sia, e sapendo di farlo per riuscire a campare in modo più o meno decente, è un popolo vile e indegno. Bisognerebbe condannare, più che i Repubblichini -se uno è scemo è scemo, non è che si può andare ad accorciare il cazzo a tutti i cannibali dal Congo- chi si è limitato ad aprire l'ombrello mentre pioveva. Avrebbe dovuto invece andare a prendere Dio per le corna per obbligarlo a far smettere di piovere?
Questo non lo so; però credo che se c'è qualcosa che manca oggi non è tanto la coscenza che la repressione e la violenza, militare e politica, o la guerra, siano cose sbagliate e negative: non è questo il potere fascista da combattere, o non sempre, almeno.
Credo che una cosa che manca è il coraggio di ribellarsi ai sistemi di privilegi e di acessi preferenziali, politici, familiari, mafiosi, quali che siano. Credo che se manca qualcosa che la Resistenza poteva insegnare, non è tanto che bisogna armarsi e combattere -almeno non letteralmente o non ora- ma che bisogna andare tanto contro i potenti quanto contro coloro che accettano queste forme di sottomissione e di potere.

Non solo credo ci si debba opporre a chi incarna o gestisce queste forme di potere, ma sempre di più mi sento di voler mandare in culo anche chi le usa a proprio favore, contro chi ne accetta le logiche per trarre anche un minimo di vantaggio. Intendo dire, per esempio, che bisogna ribellarsi a coloro che rivendicano l'appartenenza ad una nazione, o ad una religione, o un colore della pelle, come condizioni necessarie per accedere al riconoscimento sociale ed ai servizi, ad esempio.
Ma ancora di più, bisognerebbe sputare in faccia a tutti quei venticinquenni che mettono giudizio e capiscono che l'Italia è così e che bisogna legarsi ai potenti per campare; a quelli che fanno le tessere dei partiti per fare carriera dentro le banche, le istituzioni, la Rai, i dottorati, o quant'altro. Bisognerebbe sputare in faccia alle ragazze che vanno agli esami scollate "perché quello è un porco e così prendo di più". Sputare in faccia, quindi, a tutti quelli che imparano a muoversi dentro i sistemi di potere che regnano ovunque per ottenerne i privilegi.
Comunque, fuor di metafora, vorrei sputare in faccia, e lo vorrei fare personalmente -con una generosa dose di catarro appena raschiato via dal palato con quel rumore caratteristico ed inconfondibile- ai ragazzi che vedo ai comizi del Piddièlle o del Piddì, quei giovani sfigati che cantano accanto al potente di turno, e lo bladiscono, con anche i genitori là sotto a fargli i complimenti perché hanno toccato e stretto la mano abberlusconi o a Wel-trony (: ci sono molti paragony). Bravi, complimenti. Se c'è una cosa tipica dell'Italia Berlusconiana che questa ha in comune con il fascismo, e che rappresenta la loro comune natura di regime nel senso più bieco sebbene meno tetro del termine, è la naturale passione e propensione per questa forma di vita sociale, basata sull'elogio ed il premio riconosciuti a chi sopravvive, costi quel che costi, in queste società da basso impero.

venerdì 28 marzo 2008

Salve

Non ho niente di praticoare da dire oggi ma ho aperto il blog e ho deciso comunque di scriverci qualcosa. Sono molto felice di non essere in Italia in questo momento. Purtroppo non riuscirei ad ignorare quello che viene detto in tv o sui giornali; tanto per dire una cosa: qua parlano di Narko-Sy (= modelle, coca, bella la vita del presidente...) meno di quanto ne parlano in Italia. Il suo approccio alla politica molto mondano e trendy non ha convinto nessuno e la sua popolarità è caduta a picco. Non ho sviluppato nessuna paticolare simpatia nei confronti della Francia, ma devo dire che qua si fanno prendere per il culo molto meno che da noi.

martedì 25 marzo 2008

CITAZIONE DEL GIORNO

"Il PD è come la morte per annegamento. Una sensazione meravigliosa dopo che smetti di lottare."


Daniele Luttazzi

martedì 18 marzo 2008

PROMOZIONE SPECIALE!!! CURRIT'!!!!!!


Solo per oggi con La Repubblica in omaggio gli occhiali di Veltroni: mettili, e tutti i conflitti, Chiesa contro Stato democratico, lavoratori contro padroni, e persino la seconda Guerra Mondiale spariranno!!!! Provali subito!!!!!!!!!!!!!!!!!


Leggere attentamente le avvertenze: provocano perdita di lucidità e gravi amnesie, in particolare sulla storia del '900.